ETF: cosa sono, quando convengono e come investire [2021]

Una guida pratica e completa agli Exchange Traded Funds (ETF) con tutto quello che dovresti sapere prima di investire.

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Pubblicato: 27 Giugno, 2021 di alessandro

Gli ETF (Exchange Traded Funds) sono fondi d’investimento quotati in Borsa.  Sono diventati molto popolari negli ultimi anni e lo sono diventati a ragion veduta: di fatto sono strumenti molto utili per gli investitori al dettaglio che vogliono fare investimenti diversificati, soprattutto con un orizzonte di lungo termine.

Nella guida di oggi, cominciando dalle basi, andremo a scoprire tutto ciò che riguarda gli ETF. In questo modo potrai capire a pieno che cosa sono e come funzionano. Daremo anche alcuni spunti sugli ETF più interessanti in questo momento e vedremo quali piattaforme, come eToro, ti permettano di negoziare questi strumenti nel modo più vantaggioso.

etf cosa sono come funzionano e dove si comprano
Cosa sono davvero gli ETF? Quando convengono? Scopriamolo insieme nella nostra guida completa

Che cosa sono gli ETF?

Gli ETF sono dei fondi d’investimento con regole molto precise. É importante fare subito una distinzione: non stiamo parlando dei fondi comuni d’investimento, cioè quelli che normalmente ti vengono proposti da banche e promotori finanziari. Avremo modo di parlare a fondo di questa distinzione, ma ricordati che le due cose sono molto distinte.

Tanto per cominciare, gli ETF sono fondi a gestione passiva. Questo significa che il fondo viene costruito per replicare un indice di Borsa, il suo patrimonio rispecchia fedelmente la composizione dell’indice e la performance dell’indice sarà esattamente replicata anche dal fondo. Esempi di indici di Borsa sono il FTSE MIB (l’indice della Borsa di Milano), il Nasdaq 100, il Dow Jones Industrial Average e così via.

Essendo dei fondi a gestione passiva, gli ETF non hanno un manager che compra e vende azioni a sua discrezione tutti i giorni. Questa è invece una caratteristica dei fondi comuni d’investimento, che per l’appunto sono tipici del mondo del risparmio gestito. I fondi in cui i manager comprano e vendono azioni in base alle loro previsioni vengono definiti fondi a gestione attiva, e gli esempi più tipici sono i fondi comuni d’investimento e gli hedge funds.

Per cui la composizione del patrimonio di un ETF viene decisa alla sua nascita e rispecchia sempre la composizione di un certo indice. Questo indice viene detto “benchmark“, un termine che sentirai spesso se continuerai a studiare il mondo dei fondi e degli ETF in particolare.

Da questa caratteristica di partenza derivano una serie di altri elementi che distinguono gli ETF dagli altri fondi e, in ultima analisi, li rendono un tipo di asset molto singolare e molto interessante per i privati risparmiatori.

Gli ETF sono quotati in Borsa

Come suggerisce il nome stesso, gli ETF vengono effettivamente scambiati nelle sessioni di Borsa. Se un ETF è quotato in Italia, ad esempio, sarà negoziabile dalle 9 alle 17 dal lunedì al venerdì come qualunque altro strumento finanziario quotato presso la Borsa di Milano. La maggior parte degli ETF viene quotata presso più di una Borsa, in modo da permettere a ciascuno di investire dove preferisce.

Il fatto che questi fondi siano quotati in Borsa ti permette di negoziarli usando il broker che preferisci e fornisce a tutti lo stesso riferimento di prezzo per le quote. Questo è diverso, ad esempio, da quanto avviene quando investi nei fondi comuni proposti da banche e assicurazioni. I fondi comuni non sono quotati in Borsa e normalmente possono investire soltanto i clienti di una certa banca: i promotori finanziari di Fineco, per fare un esempio, possono proporre solo i fondi di Fineco ai loro clienti e così via.

Grazie alla quotazione in Borsa degli ETF, puoi comprare e vendere le quote in qualunque momento mentre è il mercato è aperto. Questa è un’altra grande differenza rispetto al mondo dei fondi comuni, le cui quote possono invece essere comprate e vendute solo a fine giornata in corrispondenza della chiusura dei mercati.

Il fatto che gli ETF siano quotati in Borsa può anche generare delle piccole discrepanze momentanee tra il prezzo delle quote del fondo e l’andamento dell’indice. Come tutti gli strumenti quotati, infatti, anche gli ETF sono soggetti alla legge di domanda e offerta. Se in un particolare momento c’è più domanda per le quote del fondo che per le azioni che compongono l’indice, le quote dell’ETF arriveranno a valere leggermente più delle azioni che le corrispondono; lo stesso avviene al contrario quando c’è più domanda per le azioni che per le quote.

Su cosa investono gli ETF

Gli ETF sono diventati estremamente popolari nel corso del tempo. Come mostra il grafico qui sotto, in cui ogni colonna rappresenta il numero di ETF nel mondo in un certo anno, siamo passati dai 276 ETF del 2003 agli oltre 7.600 ETF del 2020.

crescita del numero di ETF nel mondo dal 2003 al 2020
Il numero di ETF è aumentato per via della crescente domanda per questo tipo di prodotti

Con l’aumento del numero di ETF è aumentata anche la loro copertura dei mercati. Oggi è possibile investire praticamente su qualunque indice utilizzando uno di questi fondi.

Inizialmente gli ETF coprivano gli indici di Borsa principali: replicavano, ad esempio, lo Standard & Poor’s 500 o il Nasdaq Composite. Negli anni è aumentato il numero di fondi che replicano questi indici molto conosciuti, ma è soprattutto aumentato il numero di ETF che coprono indici diversi.

Ricordiamoci che gli indici di Borsa sono dei panieri di tante diverse azioni scelte con una logica: il Dow Jones Industrial, ad esempio, è l’indice che copre le 30 aziende manifatturiere più capitalizzate della Borsa di New York. Se una società appartiene a questo indice, allora appartiene anche al patrimonio degli ETF che replicano il Dow Jones Industrial. Quando una società esce dall’indice gli ETF vendono le sue azioni e comprano quelle della nuova società che entra a farne parte.

Ormai esistono ETF su tutti i principali indici di Borsa delle diverse nazioni, oltre che su quelli di tutti i principali settori. Ci sono quelli azionari e quelli obbligazionari, quelli denominati in dollari e quelli denominati in euro, con e senza copertura del rischio di cambio, con e senza leva finanziaria.

Con l’aumento della popolarità degli ETF è aumentato anche il numero di indici: ora ne esistono molti che coprono singoli settori specifici, come lo S&P Global Clean Energy Index che copre l’andamento delle principali società legate all’energia rinnovabile in tutto il mondo.

Puoi trovare molti ETF negoziabili anche sotto forma di CFD, evitando del tutto le commissioni fisse e sfruttando i vantaggi della leva finanziaria. Un broker particolarmente rifornito di questi strumenti è OBRinvest, una delle nostre scelte consigliate per investire in ETF.

Cosa determina il valore delle quote

Quando compri una quota di un fondo a gestione passiva, dal momento in cui gli ETF sono quotati in Borsa vedrai oscillare il valore delle tue quote su e giù come se si trattasse di azioni. A questo punto è legittimo chiedersi che cosa determini le oscillazioni e il valore delle quote.

Tanto per cominciare, come abbiamo accennato, l’ETF segue il valore dell’indice di riferimento. Se il benchmark sale, allora anche il valore delle quote sale. Questo perché ogni singola quota rappresenta una frazione di tutte le azioni che il fondo ha in portafoglio, per cui se il valore delle azioni in portafoglio cresce questa crescita viene riflessa dalle singole quote.

Esiste poi il fenomeno, che abbiamo spiegato, della correzione del valore degli ETF sulla base della legge di domanda e offerta. Supponiamo ad esempio che il fondo abbia 100 milioni di quote e un patrimonio di 100 milioni di dollari: in questo caso, il valore equo di ogni quota è 1$. Se nel corso della giornata di Borsa c’è molta domanda per le azioni che l’ETF ha in portafoglio, il valore del suo patrimonio potrebbe crescere -ad esempio- a 110 milioni di dollari.

Questo significa che il NAV (Net Asset Value, il valore equo di ogni quota) diventerebbe di 1,10$. Tuttavia gli ETF, essendo quotati in Borsa, non vengono scambiati in automatico al loro NAV. Questa è una differenza rilevante rispetto ai fondi comuni, che invece vengono sempre e comunque scambiati al NAV.

L’andamento naturale di domanda e offerta potrebbe far sì che le azioni, anziché essere scambiate a 1,10$ quando il loro NAV è di 1,10$, possano venire scambiate a un prezzo leggermente diverso. Se il prezzo delle quote è di 1,11$, ad esempio, si dice che l’ETF viene scambiato a un premio di 0,01$. Se invece il prezzo delle quote è di 1,09$, si dice che le quote sono scambiate con uno sconto di 0,01$.

Premi e sconti rimangono comunque sempre molto piccoli, per effetto dell’attività dei market maker. I market maker sono speculatori, spesso sotto forma di grandi società istituzionali, che si occupano proprio di vendere quote di ETF quando queste sono negoziate con un premio e di comprarle quando sono negoziate con uno sconto. É un’operazione sicura, dal momento in cui il vero valore delle quote è il NAV, ma richiede di entrare sul mercato sempre con un timing perfetto e con la giusta quantità di capitali. Per questo non è un’attività appropriata per i piccoli risparmiatori, ma frutta miliardi a grandi società come Jane Street Capital.

Costi

Abbiamo già menzionato due importanti vantaggi degli ETF: la maggiore prevedibilità, dal momento in cui non c’è un manager che fa trading con il patrimonio del fondo, e la grande liquidità degli ETF che possono facilmente essere comprati e venduti in Borsa a un prezzo conosciuto e uguale per tutti.

Il terzo grande vantaggio degli ETF sono i costi: molto più bassi di quelli dei fondi comuni d’investimento e semplici da monitorare. Normalmente gli ETF hanno un singolo costo: le commissioni di gestione annue, che si aggirano intorno allo 0,2%. Ci sono ETF con commissioni ancora inferiori e altri che ne prevedono di più alte, ma ci aggiriamo praticamente sempre intorno allo 0,1-0,35%.

Per fare un confronto diretto, normalmente un fondo comune prevede una commissione annua del 2%. Se il gestore riesce a battere il benchmark, sulla differenza tra il rendimento del fondo e il rendimento del benchmark si paga un’ulteriore commissione del 20%. La differenza nei costi è importante, specialmente se consideriamo che i fondi a gestione attiva spesso non riescono ad avvicinarsi al rendimento di quelli passivi.

Normalmente i broker sottraggono queste commissioni direttamente dal valore delle posizioni, per cui non c’è bisogno di fare bonifici al gestore dell’ETF o altre operazioni complesse. I costi rappresentano così il terzo grande vantaggio degli ETF.

Conviene investire in ETF?

Gli ETF sono strumenti pensati per gli investitori al dettaglio, persone che vogliono costruire un portafoglio di investimento diversificato anche con poco capitale. Per acquistare le singole azioni che compongono lo S&P 500, con lo stesso peso in cui sono rappresentate nell’indice, ci vorrebbero centinaia di migliaia di dollari. La stessa cosa si può fare acquistando le quote di un ETF che spesso si acquistano con meno di 40€ ciascuna.

Se riusciamo a mettere da parte un 10-30% delle nostre entrate sotto forma di risparmio, allora di mese in mese possiamo sfruttare gli ETF per costruire un portafoglio che replica gli indici di Borsa principali e costruire così un piano di accumulo facile da gestire. Esponendoti passivamente alla crescita degli indici di Borsa più importanti, non hai bisogno di essere un esperto per costruire un piano di accumulo dei tuoi risparmi; dall’altra parte, nel lungo termine i mercati crescono sempre e con l’effetto della capitalizzazione composta questo rendimento diventa ancora più importante.

Mentre comprare le singole azioni significa dover analizzare i bilanci, fare scelte oculate ed entrare sul mercato nel momento ideale, comprando gli ETF si elimina una gran parte della complessità degli investimenti. Nello stesso momento si evitano comunque le classiche commissioni del risparmio gestito, pagando in media 10 volte meno per la gestione annua del fondo.

Oltre al fatto di diversificare, risparmiare sui costi di gestione e garantire la liquidità dell’investimento, gli ETF sono anche estremamente utili per investire sui settori in forte espansione. Se vogliamo investire su un settore come quello dell’energia rinnovabile, ad esempio, non possiamo sapere con certezza quali società avranno più successo. L’idrogeno potrebbe rendere meglio del fotovoltaico, nuove forme di produzione di energia potrebbero emergere e per ogni singola fonte di energia ci sono decine o centinaia di aziende che competono.

Attraverso la diversificazione dell’investimento, non ci dobbiamo preoccupare di quali società prevarranno e di quali soccomberanno: abbiamo una quota di tutte loro e il nostro investimento crescerà al ritmo naturale della crescita del settore nel suo complesso.

La convenienza è ancora più alta se si usa eToro per investire in ETF. Oltre ad avere un’ottima selezione di fondi a gestione passiva, molti di questi si possono comprare e vendere senza commissioni grazie al programma realstock di eToro.

vantaggi degli ETF e perché conviene investire
Gli ETF sono convenienti per garantire grande diversificazione al portafoglio con un capitale minimo

Come investire in ETF

Se hai deciso di iniziare a investire in ETF, i prossimi paragrafi ti potranno aiutare a capire come cominciare a farlo con il piede giusto. Insieme vedremo gli step necessari per fare il primo investimento in ETF e per costruire un portafoglio che possa rispecchiare il tuo profilo di rischio e i tuoi obiettivi.

Scegliere il broker

Dal momento in cui gli ETF sono quotati in Borsa, per comprare e vendere le quote è necessario utilizzare un broker. Puoi comprare ETF usando gli strumenti che la tua banca ti mette a disposizione, rivolgendoti a Poste Italiane oppure approfittando dei vantaggi di un broker online. I broker online offrono costi molto più bassi, un’esperienza più semplice e intuitiva e più controllo sull’investimento.

Per capirci, normalmente una banca chiede 20-30€ per le commissioni con cui comprare le quote e altri 20-30€ nel momento in cui viene chiusa la posizione. Le piattaforme sono tipicamente anche piuttosto retrograde, mentre i broker online offrono costi infinitesimali e piattaforme semplici e veloci. Per questo ti consigliamo di considerare uno di questi tre broker:

Sono tutti e tre broker regolamentati e autorizzati Consob, con un profilo di costi estremamente conveniente e ottime piattaforme per negoziare gli ETF. Puoi anche provarle usando il conto demo gratuito, che ti offre denaro virtuale da utilizzare per testare il servizio offerto dai broker senza rischiare il tuo capitale.

Costruire il portafoglio

Per costruire un buon portafoglio di ETF, la prima cosa da fare è cercare di allineare i tuoi obiettivi ai rischi che sei disposto a correre. Chi ha un profilo di rischio molto basso tenderà ad avere oltre il 75% del portafoglio costituito da ETF obbligazionari, mentre il restante potrà essere fatto di azioni.

Mano a mano che si sale con il profilo di rischio, e quindi con il potenziale di rendimento, si sale al 50%, 75% o addirittura 100% di quota azionaria. A questo punto si può anche scegliere di impostare una strategia diversa a seconda di quanto tempo e competenza si possono dedicare agli investimenti:

  • Se vuoi esporti alla crescita internazionale dei mercati, ma non sei un esperto, la cosa migliore è puntare su ETF estremamente diversificati che investono su migliaia di strumenti di tutto il mondo. Per gli strumenti obbligazionari, un ottimo esempio è il Vanguard Total World Bond ETF, mentre per il mercato azionario è molto interessante l’iShares Core MSCI World che detiene oltre 1.700 strumenti finanziari in portafoglio;
  • Se invece vuoi investire in modo più mirato, puoi scegliere di investire su ETF più specifici. Un esempio è il Global X Autonomous & Electric Vehicles che replica uno specifico indice sull’andamento delle auto elettriche e a guida autonoma.

L’importante è riuscire ad avere sempre un buon piano di investimento, soprattutto quando si investe con l’obiettivo di creare un piano di accumulo nel lungo termine. Gli ETF non sono strumenti altamente speculativi, bensì asset pensati per crescere nel lungo termine. Riuscendo a investire mensilmente o annualmente una parte dei risparmi su questi strumenti, nel corso del tempo l’effetto della crescita economica mondiale può dare risultati importanti sulla rivalutazione del capitale con rischi ridotti.

Gestire la fiscalità

La tassazione degli ETF è piuttosto semplice da gestire. Ci sono due tipi di ETF: quelli armonizzati, che seguono una serie di normative a livello europeo, e quelli non armonizzati.

I proventi che derivano dagli ETF armonizzati vengono tassati alla solita aliquota sostitutiva del 26% che viene applicata a tutti gli investimenti finanziari. Vale sia per i dividendi, sia per i guadagni ottenuti vendendo le quote a un prezzo più alto di quello di acquisto.

Quanto agli ETF non armonizzati, invece, i dividendi e le plusvalenze che ne derivano concorrono a formare il reddito Irpef. Il livello di tassazione dipende dunque dalla fascia di reddito del singolo investitore.

Tutti questi aspetti risultano comunque facili da gestire usando un broker serio, come OBRinvest. A fine anno il cliente riceve un prospetto completo delle plusvalenze e dei dividendi generati dai suoi investimenti, con l’indicazione di come indicare questi redditi nel modello 730. Si può poi procedere in autonomia alla dichiarazione, oppure si può affidare il documento al commercialista affinché se ne occupi per contro nostro.

etf vs singole azioni cosa conviene di più
Investire in singole azioni conviene a chi è davvero esperto e sa fare un’analisi completa di ogni singolo strumento azionario. Gli ETF sono più alla portata di tutti

Conclusioni

Gli ETF sono strumenti finanziari molto utili per i piccoli investitori. Grazie alla possibilità di investire in modo diversificato, con costi minimi e con grande semplicità, non serve avere grandi capitali né essere degli esperti analisti finanziari. Accantonando una quota di risparmio e avendo diligenza nel condurre gli investimenti, gli ETF possono diventare un grande alleato dei piccoli risparmiatori.

L’aumento del numero di ETF nel corso del tempo e la crescente popolarità di questo argomento simboleggiano la trasformazione che il mondo della finanza sta vivendo in questi anni. Da un modello basato sul risparmio gestito, che spesso nasconde costi elevati e bassa efficienza, a un modello basato sull’autonomia degli investitori che scelgono in prima persona come investire i loro soldi.

Questa transizione è agevolata proprio da strumenti accessibili, con costi bassi, che agevolano la diversificazione del portafoglio come gli ETF. E dall’altra parte è agevolata dai broker che, come eToro, hanno condizioni di negoziazione molto convenienti e facilitano l’accesso a questi mercati.

ETFFONDI COMUNI
GestioneGestione passivaGestione attiva
Costi0,1-0,4% annuo2-3% annuo
NegoziazioneIn BorsaA mercati chiusi, OTC
Cosa fannoReplicano un indiceCercano di battere un indice
Dove si compranoIn BorsaPresso un promotore / family banker
Prezzo dato daDomanda e offertaNAV di fine giornata

FAQ

Cosa sono gli ETF?

Gli ETF (Exchange Traded Funds) sono dei fondi d’investimento che vengono negoziati direttamente in Borsa e si limitano a seguire l’andamento di un indice di riferimento.

Cos’è il benchmark di un ETF?

Gli ETF sono costruiti in modo da replicare la performance di un certo indice (es. Nasdaq 100, FTSE MIB, ecc.). L’indice che un ETF cerca di replicare è il suo benchmark.

Investire in ETF conviene?

Gli ETF convengono per avere la possibilità di investire in modo diversificato su più strumenti finanziari, con costi di negoziazione e di gestione minimi, anche con un capitale ridotto. Per questo vengono normalmente considerati tra i migliori strumenti in assoluto per gli investitori al dettaglio.

Meglio investire in ETF o in azioni?

Gli investimenti in singole azioni sono consigliabili per gli investitori più esperti che sanno valutare il bilancio di un’azienda e le prospettive che la società può avere per il futuro; gli ETF, essendo fondi molto diversificati al loro interno, sono molto più adatti per gli investitori al dettaglio che non hanno una grande formazione finanziaria o non hanno molto tempo da dedicare allo studio delle aziende su cui investire.

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